La solitudine della pedina è il titolo evocativo del nuovo libro di Amilcare Spinapolice, che torna in libreria con un’opera intensa e raffinata, capace di mescolare riflessione esistenziale, ironia, e quella leggera vena di inquietudine che accompagna i migliori racconti. Il protagonista ideale di questo volume, più che un singolo personaggio umano, è il Tempo. Quel Tempo che l’uomo, nei millenni, ha cercato di misurare, contenere, dominare, quasi a voler dimostrare una superiorità illusoria. “L’uomo ha tentato, studiando il ritorno e imitando il ritmo della luna e delle stagioni, di controllare il Tempo e ha inventato il calendario. Insomma, ha provato a sentirsi Dio, dimenticandosi che è stato il Tempo a generare gli dèi.” Con questa riflessione folgorante, riportata nelle prime pagine del libro, entriamo subito nel cuore della poetica di Spinapolice: la tensione irrisolta fra l’essere umano e il fluire inesorabile del tempo, fra la volontà di controllo e l’inevitabile fragilità che ci accompagna.
Nel libro, questa riflessione non è un semplice incipit: è una vera chiave di lettura. La ritrova il professor Lorenzo Santi, docente in pensione, che casualmente imbatte in uno scritto di cui non ricorda l’origine. Un appunto dimenticato? Un pensiero di gioventù? O forse qualcosa che riaffiora dal subconscio proprio nel momento in cui la sua vita è attraversata da strani sogni, incubi, e da una sensazione crescente di essere osservato, di non essere più solo. Come in una partita a scacchi, tutte le pedine vengono progressivamente sottratte dal campo, e il protagonista resta l’unico pezzo a resistere sulla scacchiera: una pedina solitaria, appunto, circondata dal vuoto e minacciata da un avversario invisibile.
Non si tratta, però, di un romanzo onirico o astratto. Anzi: “La solitudine della pedina” è un mosaico di racconti che, con una scrittura chiara, fluida e a tratti ironica, porta il lettore a riflettere su temi molto concreti e universali. Ogni racconto mette in scena situazioni in cui il Tempo e le presenze avvertite – talora immaginate, talora sinistramente reali – finiscono per incarnare limiti, ansie e fragilità dei personaggi. Non sono fantasmi in senso letterale: piuttosto, rappresentano la materializzazione delle inquietudini che ogni individuo porta dentro di sé. E il lettore, di pagina in pagina, si riconosce, partecipa, empatizza.
In un mondo che ci spinge sempre più a negare il Tempo – con il mito della giovinezza eterna, con il culto della performance e della velocità – Spinapolice ci ricorda che il Tempo è il nostro compagno di viaggio più fedele. È lo specchio dei nostri limiti, delle scelte compiute e di quelle mancate, della memoria e del rimpianto. E proprio per questo, il Tempo può essere anche maestro di saggezza, se accettiamo di ascoltarlo.
Accanto al Tempo, c’è la solitudine, altra grande protagonista di quest’opera. Non una solitudine patetica o passiva, ma una condizione che emerge nei momenti cruciali dell’esistenza, quando ci si scopre davvero soli con i propri pensieri, con le proprie scelte, con i propri fantasmi. Come la pedina rimasta da sola sul tavolo da gioco, anche i personaggi di Spinapolice devono confrontarsi con le proprie fragilità e con quel sottile senso di smarrimento che accompagna la condizione umana.
Nel libro si respira la ricchezza culturale e umana dell’autore, Amilcare Spinapolice, la cui biografia merita di essere conosciuta. Nato a Foggia nel 1951, Spinapolice è ginecologo, con una carriera luminosa e un forte impegno nella sociologia della comunicazione. Ha pubblicato articoli e saggi fondamentali su temi come la maternità e la contraccezione, contribuendo a importanti volumi di storia della ginecologia. Ma soprattutto, ha dimostrato negli anni una vocazione autentica per la scrittura, che si è espressa tanto nei saggi quanto nella narrativa.
Nel 2011, il saggio “Non di solo corpo” ha segnato una tappa importante del suo percorso intellettuale, seguito da altre opere di spessore: “Storia del rapporto medico-paziente”, “Fecondazione assistita? Grazie sì”, e poi, in tempi più recenti, il suo esordio nel romanzo giallo con “Destino Madrid” (2020). Nel 2023 Spinapolice ha dato alle stampe due romanzi di grande impatto emotivo, “L’Amore inverso” e “Straniamori”, ricevendo consensi sia di pubblico che di critica. Non a caso, proprio con “L’Amore inverso”, l’autore ha vinto il premio Ius Arte Libri Ponte della Legalità durante la settimana del premio Bancarella a Pontremoli, nel luglio 2024.
Tutta questa esperienza, letteraria e di vita, si sente in ogni pagina di “La solitudine della pedina”. Spinapolice scrive con un tocco di ironia che rende la lettura piacevole e mai pesante, pur affrontando temi di grande profondità. La sua formazione umanistica e sociologica arricchisce ogni racconto di sfumature sottili, mai scontate. E la sua esperienza di medico, sempre a contatto con i destini umani, emerge in una capacità rara di osservare l’animo delle persone, di cogliere i non detti, le paure sommerse, le aspirazioni inespresse.
Il libro, in fondo, ci invita a una riflessione: quanto è “abitato” il nostro quotidiano? Quanto delle nostre paure, dei nostri rimpianti o dei nostri desideri inespressi prende forma nei gesti più semplici, nelle piccole ossessioni, nelle solitudini che fingiamo di non vedere? E che rapporto abbiamo con il Tempo, che ci accompagna inesorabile ma che spesso tentiamo di ignorare, presi dall’ansia di riempire ogni momento?
Non si esce indenni dalla lettura di “La solitudine della pedina”. Ogni racconto lascia tracce, spinge a interrogarsi, fa riaffiorare riflessioni dimenticate o sopite. E lo fa senza mai cadere nel retorico o nel didascalico, ma con una leggerezza che conquista. Un libro da leggere tutto d’un fiato o da centellinare, racconto dopo racconto, lasciandosi guidare dal ritmo della scrittura e dalle atmosfere che l’autore sa creare con grande maestria.
Con quest’opera, Amilcare Spinapolice conferma di essere uno degli autori più interessanti del panorama narrativo contemporaneo. Capace di spaziare fra i generi, di raccontare l’umano con intelligenza e con quella sottile ironia che è segno di autentica sensibilità, Spinapolice offre ai lettori un libro che non solo intrattiene, ma invita a guardarsi dentro. In un mondo dominato dall’apparenza e dalla velocità, “La solitudine della pedina” è una preziosa occasione per ritrovare il senso della riflessione, per ascoltare le nostre presenze interiori e per riconciliarci con il Tempo, nostro inevitabile compagno.

