L’economia del tennis in Italia è oggi una delle storie più sorprendenti e dinamiche dell’intero panorama sportivo nazionale. Una storia fatta di numeri imponenti, di infrastrutture moderne, di eventi capaci di trasformare le città in palcoscenici internazionali, di benefici sociali misurabili e di volti che hanno saputo incarnare un’epoca. Oggi il tennis italiano genera un impatto economico stimato in 8,1 miliardi di euro, una cifra che lo proietta tra le realtà sportive più rilevanti non solo in termini di competizione, ma anche per la sua influenza sull’occupazione, sul turismo, sugli investimenti e persino sulla salute pubblica. La forza di questo settore è il frutto di un equilibrio complesso tra elementi strutturali e fattori emozionali: l’efficienza delle infrastrutture, la qualità dell’organizzazione degli eventi internazionali, la capacità di produrre benefici sociali concreti e, negli ultimi anni, l’energia contagiosa di un effetto Sinner che ha ridefinito il modo in cui il grande pubblico guarda a questo sport.
Il cuore dell’economia tennistica batte anzitutto nelle infrastrutture e nei servizi collegati. Circoli, campi, centri di allenamento, palazzetti coperti e impianti di illuminazione costituiscono la spina dorsale del movimento. Il valore economico generato da queste strutture e dai servizi professionali collegati si stima in 4,2 miliardi di euro, una cifra che include non solo la costruzione e la manutenzione degli impianti, ma anche le attività formative, le consulenze tecniche, la gestione degli spazi e le innovazioni tecnologiche che rendono più efficiente e sostenibile la pratica del tennis. Questi investimenti non sono meri costi, ma vere e proprie leve di sviluppo territoriale: un impianto moderno attira tornei, crea posti di lavoro, genera flussi turistici e stimola l’economia locale con ricadute anche su ristorazione, ospitalità e commercio.
Gli eventi internazionali sono poi il motore che spinge il tennis italiano sui mercati globali. Manifestazioni come le ATP Finals di Torino non rappresentano solo un appuntamento sportivo di alto livello, ma anche un fenomeno economico e culturale capace di attirare migliaia di spettatori, sponsor di rilievo e media da ogni parte del mondo. Il loro contributo all’impatto economico complessivo si aggira intorno al 16%, ma il valore reale supera i meri numeri di bilancio: le Finals trasformano Torino in un hub internazionale per più di una settimana, portano introiti diretti al settore alberghiero e commerciale, e proiettano l’immagine dell’Italia come Paese in grado di ospitare e gestire grandi eventi. Non meno rilevanti sono gli Internazionali BNL d’Italia a Roma, che ogni anno richiamano appassionati e professionisti, generando indotto e rafforzando il brand “Italia” nel mondo del tennis.
Ma il tennis non è solo business: produce benefici sociali tangibili. Secondo i dati di OpenEconomics, circa il 9% del valore economico complessivo del tennis deriva da vantaggi indiretti come il risparmio per il sistema sanitario e l’aumento della produttività dei lavoratori. La pratica regolare di questo sport contribuisce a ridurre il tasso di sedentarietà, migliora il benessere psicofisico e abbassa i costi legati a malattie croniche e infortuni. A ciò si aggiunge un valore più sottile ma altrettanto decisivo: il tennis, grazie alla sua struttura tecnica e alla cultura sportiva che lo caratterizza, insegna disciplina, gestione della pressione, rispetto delle regole e capacità di concentrazione, competenze trasferibili nella vita quotidiana e nel lavoro.
Un capitolo a parte merita l’effetto Sinner. La popolarità di Jannik Sinner ha ridefinito il perimetro del tennis in Italia. Non è solo questione di trofei, per quanto straordinari: primo italiano a vincere Wimbledon, primo a sollevare il trofeo degli Australian Open e primo a conquistare la vetta del ranking mondiale ATP, Sinner è diventato un catalizzatore di entusiasmo, un punto di riferimento per i giovani, un moltiplicatore di investimenti e un simbolo di eccellenza. I numeri parlano chiaro: il patrimonio personale del tennista altoatesino, superiore agli 80 milioni di euro, deriva da 39 milioni di premi in carriera, da contratti di sponsorizzazione che generano circa 43 milioni l’anno e da investimenti mirati in immobili di lusso e startup tecnologiche tramite la holding Foxera. Ma il vero impatto si misura a livello collettivo: secondo il rapporto StageUp–Ipsos, gli investimenti nel tennis italiano sono cresciuti del 42% tra il 2021 e il 2024, mentre le iscrizioni ai circoli giovanili sono aumentate del 35% nello stesso periodo. In altre parole, Sinner ha trasformato un trend di crescita in un fenomeno culturale di massa.
Parallelamente, la crescita dei tesserati alla Federazione Italiana Tennis e Padel ha assunto proporzioni impressionanti: da 130mila nel 2001 a oltre un milione nel 2024. Questo boom riflette non solo la forza trainante di campioni come Sinner, ma anche l’efficacia delle politiche della FITP, che ha saputo promuovere il tennis e il padel con strategie di marketing mirate, investimenti nelle strutture giovanili e un calendario fitto di tornei locali e nazionali.
Un aspetto interessante è l’interazione tra tennis e padel, due discipline che, pur distinte, contribuiscono insieme all’impatto economico di 8,1 miliardi di euro. Il padel, in particolare, ha conquistato in pochi anni una base di praticanti entusiasti, generando una domanda crescente di campi, attrezzature e corsi. L’ibridazione tra le due discipline offre nuove opportunità di mercato e amplia il bacino di appassionati, creando sinergie in termini di eventi, sponsorizzazioni e sviluppo infrastrutturale.
Nonostante la crescita vertiginosa del movimento, il montepremi del tennis, anche nei tornei del Grande Slam, resta inferiore rispetto a sport come la NBA o la NFL. Questo divario evidenzia la necessità di proseguire il lavoro di valorizzazione mediatica e commerciale dello sport, puntando su format innovativi, esperienze immersive per gli spettatori e una maggiore interconnessione con il mondo digitale.
L’impatto di Wimbledon sull’area londinese rappresenta un caso emblematico di come un torneo possa diventare motore economico e culturale per un’intera regione. L’Italia, con eventi come le ATP Finals e gli Internazionali di Roma, può ambire a replicare questo modello, lavorando sulla continuità degli investimenti e sulla fidelizzazione del pubblico.
Sul fronte inclusione, il tennis ha il potenziale per diventare uno strumento di coesione sociale, con progetti destinati a coinvolgere fasce sottorappresentate della popolazione, a favorire l’accesso alle strutture e a promuovere l’aggregazione attraverso lo sport. In un Paese in cui le disuguaglianze sociali e territoriali restano un problema aperto, iniziative di questo tipo assumono un valore strategico.
Il discorso sull’economia del tennis non può essere isolato da quello più ampio sull’economia dello sport in Italia, che contribuisce per circa 22 miliardi di euro al PIL nazionale, pari all’1,3%. Il settore impiega circa 400.000 addetti, con il comparto dei servizi a fare la parte del leone, seguito dall’industria e dal commercio. Lo sport, oltre a generare valore economico diretto, influenza positivamente altri settori come il turismo, la manifattura, i servizi alla persona, la mobilità e persino la sostenibilità ambientale. Gli eventi sportivi sono inoltre potenti strumenti di promozione territoriale, capaci di attrarre investimenti e di costruire una reputazione internazionale.
Il capitolo sponsorizzazioni merita una riflessione approfondita. Nel 2025, si prevede che il tennis in Italia supererà i 115 milioni di euro di entrate da sponsor, diventando il secondo sport più ricco dopo il calcio, con una crescita stimata dell’89% entro il 2026. Il successo di atleti come Sinner ha reso il tennis appetibile per brand di prestigio: Nike, Gucci, Rolex, Alfa Romeo, Lavazza, Parmigiano Reggiano, Technogym e molti altri hanno scelto di associare la propria immagine a questo sport. Gli sponsor non sono solo finanziatori: rappresentano partner strategici che contribuiscono alla diffusione dei valori del tennis, amplificano la sua visibilità e rafforzano la sua presenza nei mercati chiave.
In definitiva, il tennis italiano si trova in una fase storica irripetibile. La combinazione tra infrastrutture solide, eventi di rilievo, benefici sociali, crescita esponenziale della base di praticanti e l’energia di un campione come Jannik Sinner ha creato un ecosistema economico e culturale destinato a prosperare. La sfida, ora, è consolidare questi risultati, evitando che l’attuale ondata di entusiasmo si esaurisca con il ciclo sportivo di un singolo atleta. Occorrerà investire in formazione, innovazione e inclusione, costruendo un sistema capace di rigenerarsi e di attrarre nuove generazioni di campioni e appassionati.

