Amilcare Spinapolice, autore di un racconto dal titolo suggestivo e spiazzante: "I tre potenti: il papa, il re e chi non ha niente", risponde ad alcune domande sull’opera che si muove tra simbolismo e realtà, interrogando il significato stesso del potere e la sua distribuzione. Tre figure, tre archetipi: il potere spirituale, il potere politico e il potere invisibile di chi, apparentemente privo di tutto, possiede forse la libertà più radicale.
Intervista
Come è nata l’idea di mettere insieme il papa, il re e “chi non ha niente” nello stesso racconto?
In realtà sto preparando una raccolta di racconti dal titolo In cielo in terra in ogni luogo comune. Si tratta di una trilogia di racconti sul potere ispirati ai detti popolari, ai luoghi comuni più diffusi. Il primo è appunto Il Papa, il Re e chi non ha niente. Dietro ad ogni proverbio, non sempre, ma frequentemente, si nasconde l’enunciazione di qualche verità oggettiva che è da sempre sotto i nostri occhi, ma proprio per questo non la consideriamo. Iniziare dalla considerazione popolare che riconosce non due poter secolari: quello temporale e quello spirituale, ne aggiunge una terza variante: il potere di non possedere nulla. Partendo da questa considerazione, ho colto l’occasione per fare ironia sul potere. Analizzare il potere partendo dal suo annullamento, non è solo un paradosso, ma è, a mio parere, è la maniera più trasgressiva, quindi la più vera, adulare i potenti è solo piaggeria.
Il titolo evoca una diversità di gerarchia, ma anche una loro possibile uguaglianza: nel suo racconto questi tre personaggi si confrontano o si ignorano?
Non parlerei di gerarchia, ci sono stati momenti nella storia che sia il potere temporale che spirituale era incarnati in una sola forma pensi alla riforma anglicana, o al potere del Papa fino ai patti lateranensi del1929, o agli ayatollah, nostri contemporanei
Chi non ha niente può essere davvero “potente” o il suo è un potere paradossale?
Bisogna a questo punto chiarirsi sulle forme del potere che sono essenzialmente due quello temporale che attiene alla vita sociale, al potere di legiferare e quello di gestire la giustizia e quello spirituale che attiene alla vita spirituale, alla morale al rispetto dei precetti di quel credo che rappresenta. Questo significa esercitare varie forme normative di controllo per garantire l’equilibrio sociale. Nel caso del potere spirituale il suo compito è educativo per garantire e proteggere un comportamento morale. È a questo punto che diventa determinante colui che esercita queste funzioni: il Potente, rispettivamente il Re ed il Papa, che per esercitare le loro funzioni possono imporre coercizioni e sanzioni inique, o come nel caso del Papa l’evocare paure e punizioni o premi nella vita ultraterrena. Noi però vi abbiamo aggiunto una terza figura di potere dissacrante: il nulla tenente il cui potere consiste nel non avere bisogno di esercitare né subire le altre forme di potere: non ha interesse a gestire la cosa altrui perché sa che il possedere ricchezze materiali è una illusione perché niente di materiale ci appartiene, tutto è una sorta di comodato d’uso e la vita stessa è una specie di affitto non rinnovabile.
Nel racconto prevale l’elemento allegorico o quello realistico?
Certamente l’allegoria il miglior modo per descrivere un potente.
Quanto il papa e il re sono personaggi storici e quanto invece incarnano simboli universali?
Sono personaggi storici, ma hanno una valenza simbolica come potenti, i re non sono solo quelli con la corona o il Papa con la tiara, a noi è piaciuto sottolineare la figura del potente, che nella realtà quotidiana può essere rappresentato anche da un minuscolo capo condomino che può gestire il minuscolo microcosmo di un condominio che può gestire la proprietà comune in maniera democratica, ma anche, sentendosi potente, in modo prevaricatorio.
Il racconto sembra mettere in discussione l’idea tradizionale di potere. È anche una critica al presente?
Certo, stiamo in una fase storica particolare, l’uso del potere ò subdolo, nascosto tra i jingle della pubblicità ci fa credere che solo consumando possiamo essere felici ed essere, anche, bravi cittadini. Il potere di ha trasformato in un popolo di consumatori spettatori.
C’è un messaggio che vuole che il lettore porti con sé dopo aver letto questa storia?
Avere potere su sé stessi è la vera forma di potere

