Giornata Internazionale della Montagna: un patrimonio vitale da celebrare e proteggere
Quando si pensa alla montagna, spesso la mente corre immediatamente ai panorami mozzafiato, alle escursioni in mezzo ai boschi, alle vette imbiancate che dominano l’orizzonte. Ma la Giornata Internazionale della Montagna, istituita nel 2003 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ci invita ad andare oltre questa visione un po’ romantica e superficiale. Ci ricorda che le montagne sono un pilastro essenziale per la nostra sopravvivenza, oltre che scrigni di biodiversità e culle di civiltà e tradizioni antichissime.
Non tutti sanno, ad esempio, che le montagne coprono circa il 27% della superficie terrestre e ospitano direttamente il 15% della popolazione mondiale, vale a dire oltre un miliardo di persone. Ma indirettamente, le montagne sostengono la vita di miliardi di individui che vivono a valle, fornendo acqua dolce, energia, cibo e regolando il clima. Eppure, quasi il 90% dei montanari vive nei paesi in via di sviluppo, dove spesso si trovano al di sotto della soglia di povertà e un abitante su tre deve fare i conti con l’insicurezza alimentare. Questo dato ci apre gli occhi sull’importanza di concentrare attenzione e risorse proprio su queste popolazioni, custodi di territori unici e fragili.
Durante la Giornata Internazionale della Montagna, la comunità internazionale viene incoraggiata a organizzare eventi, manifestazioni e iniziative che possano sensibilizzare sul valore strategico delle montagne. E non si tratta solo di lanciare appelli astratti: le montagne sono al centro delle sfide globali per la sicurezza alimentare, la lotta al cambiamento climatico, lo sviluppo delle energie rinnovabili e la protezione della biodiversità. Pensiamo per un attimo che circa il 60-80% delle acque dolci del pianeta proviene proprio da sistemi montani. Fiumi, laghi, falde sotterranee si alimentano grazie alle piogge e alle nevi che si accumulano sulle vette e che, sciogliendosi gradualmente, garantiscono continuità al ciclo idrico. Senza questo straordinario serbatoio naturale, la vita come la conosciamo non potrebbe esistere.
La montagna è anche energia: l’idroelettrico fornisce oggi circa un quinto dell’elettricità mondiale e in molti paesi costituisce la principale o quasi unica fonte di approvvigionamento. Ma non solo: le alture sono luoghi ideali per la produzione di energia solare, specialmente nelle regioni tropicali o aride, e di energia eolica, grazie alle correnti costanti che spirano tra i crinali. C’è poi il potenziale del biogas, che nelle aree rurali di montagna può fare la differenza nella qualità della vita delle famiglie, offrendo un’alternativa sostenibile ai combustibili fossili.
Se ci spostiamo sul fronte dell’agricoltura, le montagne sono custodi di una straordinaria varietà genetica. Ben sei delle venti specie vegetali che assicurano l’80% del nostro cibo mondiale hanno avuto origine proprio in aree montane: mais, patate, orzo, sorgo, quinoa, pomodori e mele. Non è un caso: la varietà dei microclimi, l’isolamento geografico e la selezione naturale hanno favorito lo sviluppo di piante resilienti, che oggi rappresentano una risorsa preziosa per affrontare le sfide climatiche e nutrizionali del futuro. Inoltre, l’agricoltura di montagna, tradizionalmente praticata su piccola scala, ha un’impronta ecologica ridotta: basse emissioni di carbonio, rispetto dei ritmi naturali, uso sapiente delle risorse idriche.
Molto spesso i raccolti di montagna sono destinati al consumo familiare, garantendo la sussistenza di intere comunità. Ma negli ultimi anni cresce la domanda globale di prodotti tipici delle aree montane: caffè di altura, miele selvatico, erbe aromatiche, spezie rare, formaggi artigianali, cosmetici naturali, tessuti, oggetti di artigianato che raccontano storie e tradizioni. Sostenere queste produzioni significa incentivare le economie locali, combattere lo spopolamento e valorizzare un patrimonio culturale che rischierebbe altrimenti di andare perduto.
Proprio le popolazioni di montagna custodiscono saperi antichi, tecniche agricole sostenibili, pratiche di gestione delle foreste, del pascolo, dell’acqua che si sono affinate nei secoli e che oggi possono aiutarci a ripensare il rapporto con l’ambiente in chiave più armoniosa. Questi “abitanti delle nuvole” sono i primi custodi della biodiversità: dalle loro scelte dipende spesso la salute di interi ecosistemi montani, e quindi indirettamente quella delle pianure e delle città.
E se la montagna è vita, è anche turismo. Oggi si stima che il 15-20% dell’industria turistica mondiale si sviluppi in ambito montano. Sono milioni i visitatori che ogni anno scalano sentieri, esplorano valli, sciano su piste perfettamente battute o si avventurano tra boschi alla ricerca di silenzio e autenticità. Ma il turismo può essere un’arma a doppio taglio: se mal gestito porta inquinamento, degrado, consumo di suolo, trasformazione irreversibile del paesaggio. Per questo la Giornata Internazionale della Montagna è anche un monito a promuovere forme di turismo responsabile, rispettoso dei luoghi, delle persone e della fauna selvatica.
Cosa possiamo fare, noi che viviamo magari lontano dalle cime, in città o in zone di pianura? Possiamo iniziare proprio con piccoli gesti concreti: organizzare una passeggiata in montagna, magari approfittando della ricorrenza, e lasciare il luogo migliore di come lo abbiamo trovato. Portare via non solo i nostri rifiuti ma, se capita, raccogliere quelli abbandonati da altri, con uno spirito civico che è il vero antidoto all’indifferenza. Possiamo poi scegliere di acquistare prodotti certificati provenienti da filiere montane, sostenendo così l’economia di queste regioni. Possiamo informare e sensibilizzare, spiegare ai più giovani che la montagna non è solo un “bel panorama” ma un sistema vitale, da proteggere con impegno quotidiano.
Il futuro delle montagne è anche il nostro futuro. In un mondo sempre più fragile sotto la spinta dei cambiamenti climatici, le montagne sono tra gli ecosistemi più minacciati: lo scioglimento accelerato dei ghiacciai, la riduzione della neve stagionale, gli eventi meteorologici estremi mettono a rischio la disponibilità di acqua e aumentano i pericoli di frane e alluvioni. A loro volta questi fenomeni hanno un impatto diretto sull’agricoltura, sull’allevamento e sulla sicurezza alimentare. Ecco perché proteggere le montagne significa garantire stabilità a livello globale.
La Giornata Internazionale della Montagna non è solo un’occasione per contemplare l’ennesima alba tra le cime. È un invito pressante a riflettere sul nostro ruolo, sulle nostre scelte, sui modelli economici che possiamo (e dobbiamo) modificare per lasciare alle generazioni future un mondo ancora ricco di vette da scalare, boschi da attraversare, torrenti da ascoltare. Perché una montagna in salute significa comunità forti, aria pulita, acqua abbondante, suoli fertili, paesaggi straordinari e un legame profondo con ciò che siamo veramente: esseri umani parte di una natura viva e generosa.

