Cous cous Klan, il candidato Attilio Fontana scivola sulla razza bianca

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Cous Cous Klan. L’ironia sul web si spreca.

Da quando anche la formosa (e vogliosa) casalinga di Voghera può esprimere liberamente la propria opinione su ogni tema siamo tutti propensi alle chiacchiere da bar sui social, che nell’era prima Facebook (a.F. che ha ormai sostituito a.C., ma poi siamo sicuri che ci sarà mai ­­un’era d.F.?!) si limitavano al calcio e sotto elezioni anche alla politica.

Stavolta, le casalinghe di Voghera (da diversi mesi si sono riunite in un fan club condominiale sulle sponde del Po) hanno ragione da vendere per essere agitate.

Il candidato del centrodestra alla presidenza della Regione Lombardia, il leghista Attilio Fontana, s’è lasciato straripare dall’enfasi. Memore delle crociate dei suoi antenati, fiero come un Fanfulla da Lodi, s’è eretto a difesa della patria, o meglio della ‘razza bianca’, messa in pericolo dall’orda barbarica dei neri che spingono da Sud, dal bacino mediterraneo, quello che ha assistito fiero alla nascita della cultura e della civiltà classica.

Preso dal parossismo politico, Fontana ha sgorgato fiumi di parole, che concettualmente non straripano, però come al solito forma e contenuto non collimano, come se si fosse in balia di correnti uguali e contrarie. È vero, come è vero, che Fontana ha affrontato a Radio Padania il tema dell’immigrazione come se fosse al bar tra amici, e questo resta l’errore maggiore di un’Italietta che ha perso la bussola dell’etichetta (ricordiamo la perla di Optì Pobà che mangiava banane nella jungla e ora gioca in serie A di calcio dell’ex presidente Tavecchio…).

Giudicate voi: «Non possiamo perché tutti non ci stiamo, quindi dobbiamo fare delle scelte. Dobbiamo decidere se la nostra etnia, se la nostra razza bianca, se la nostra società deve continuare a esistere o se deve essere cancellata.

Qui non è questione di essere xenofobi o razzisti, ma di essere logici o razionali. È una scelta. Non possiamo accettarli tutti, perché se dovessimo farlo, non saremmo più noi come realtà sociale, come realtà etnica».

A parte la normativa interna da attualizzare, lo ius soli (sacrosanto, ma va guadagnato), i flussi migratori da regolarizzare (è un dovere naturale), gli aiuti dall’altra parte del Mediterraneo –che appartengono a una politica internazionale e dopo interna- quello che disorienta è l’istintiva deriva razzista di chi si appresta a vestire i panni del leader in una pubblica amministrazione.

Si consiglia al signor Fontana una scorpacciata di speziato cous cous nel deserto coi fieri tuareg e una tonica abluzione in un’oasi per mondare i peccati che fanno rima con quelli del preconcetto e del pregiudizio. Poi, ne riparliamo. Sciacquati i panni nell’umiltà del genere umano, Fontana potrà essere riascoltato, magari esprimendo qualche idea.