L’EMINENZA GRIGIA DELLA EDITORIA ITALIANA DEL NOVECENTO

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Immaginate un uomo che, a parte un romanzo, per altro incompiuto, scritti sparsi, molte lettere e poco altro, non abbia scritto né mai pubblicato nulla, ma la cui personalità e influenza sia stata determinante nella formazione della cultura italiana del Novecento. 

Ebbene, questi era Bobi Bazlen. A raccontare il suo itinerario umano e professionale è la giornalista Cristina Battocletti, vice responsabile della “Domenica” del “Sole 24 Ore”, in un libro interessante quanto appassionato e appassionante “Bobi Bazlen, l’anima di Trieste”, edito da La Nave di Teseo.

Il migliore, sul piano saggistico, daI punto di vista del racconto, di quanti libri – per quanto pochi -  sono stati scritti su di lui. Perché l’autrice ne fa un ritratto a tutto tondo pescando nei documenti fino a noi pervenuti e nelle testimonianze di chi lo ha conosciuto. Lo fa, peraltro, con quella marcia in più che le dà il fatto di essere prossima, geograficamente e culturalmente, a Trieste per essere nata a Udine. Il che non è secondario per entrare in certi dettagli, anche se la figura di Bazlen, il suo personaggio, non può non suscitare la curiosità di chiunque si muova nel campo delle lettere e della editoria.

Il suo merito, quello di aver fatto conoscere e tradurre autori e titoli fondamentali, sconosciuti ai più in Italia fino al suo intervento. E parliamo di Sigmund Freud, Franz Kafka, Robert Musil, Carl Gustav Jung e tanti altri, alcuni tradotti da egli stesso. Non solo, un uomo anche al quale si deve l’ideazione e la partecipazione alla fondazione di alcune case editrici tuttora più che attive come la Ubaldini, nel campo della psicanalisi e delle religioni orientali alle quali Bazlen era particolarmente interessato, e soprattutto l’Adelphi, che lo vede compagno fin dai primi passi di Luciano Foà, imbarcando nell’avventura un giovanissimo Roberto Calasso. Né è da trascurare la collaborazione che per anni ebbe con la casa editrice Einaudi.

Ma questo è un po’, se vogliamo, il suo profilo esterno. Entrare invece nelle pieghe della sua vita, della sua anima, è un’altra cosa, basata com’è su dettagli anche minimi che Cristina Battocletti ha saputo cogliere e raccontare. Così da farci entrare nei suoi rapporti famigliari e sentimentali (uno su tutti quello con Ljuba) e quindi con le tante personalità che Bobi Bazlen ha frequentato anche intimamente come Umberto Saba e sua figlia Linuccia, del quale è stato anche fidanzato, di Svevo, che Bazlen ha contribuito a far conoscere parlandone a Montale che poi ne ha scritto togliendolo dall’anonimato, del suo grande amico Quarantotti Gambini e Giacomo Debenedetti, Adriano Olivetti, Giani Stuparich, senza trascurare l’importante amicizia e scoperta di Stelio Mattioni, con il quale fu in contatto negli ultimi quattro anni di vita. Ma, oltre ad essi, anche con i grandi pionieri della psicanalisi in Italia come Edoardo Weiss ed Ernst Bernhard e quindi Cesare Musatti. Cristina Battocletti segue il suo personaggio lungo i luoghi, le case, le persone che ha frequentato, attraverso un racconto avvincente, tanto leggero nella scrittura (si legge d’un fiato a dispetto delle quasi 400 pagine) quanto intenso e profondo e narrativamente sagace, da restituire al lettore un personaggio a tutto tondo, che ben si accosta, seppur con intenti diversi, a quello che Daniele Del Giudice ricercò – proprio sulle orme di Bobi Bazlen – nel suo romanzo “Lo stadio di Wimbledon”.

Il libro ha per sottotitolo “L’ombra di Trieste” che ha in sé un duplice significato. Il primo riguarda il fatto che Bobi Bazlen è nato a Trieste, nel 1902, da padre tedesco di religione luterana, che perse giovanissimo, e da madre triestina di religione ebrea. A Trieste è cresciuto, respirando l’atmosfera della città, porto principale dell’Impero austroungarico al quale allora apparteneva: un crocevia di razze, religioni e lingue, le quali ultime Bazlen prese a parlare e leggere con la stessa dimestichezza dell’italiano, se non meglio, almeno, il tedesco. Deve anche a questo, oltre all’amore per la lettura e i libri, le sue straordinarie scoperte prima di chiunque altro in Italia. Il secondo significato di quel sottotitolo consiste invece nel fatto che, fuggito dal capoluogo giuliano quasi per disintossicarsi, lui figlio unico e orfano di padre, dalle pressanti attenzioni della madre e anche dall’asfissia di un certo ambiente, mai più vi fece ritorno – se non in incognito per due giorni – seppur sempre con la mente e il cuore rivolto lì.

Cristina Battocletti, Bobi Bazlen- L’ombra di Trieste, La nave di Teseo