IL COSTO DEGLI SCANDALI BANCARI

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Quanto pesano sul P.I.L. del Paese gli scandali che hanno letteralmente travolto le banche italiane dal lontano 1982, data del crack di Banco Ambrosiano? Si calcola che sia il 13%. Le sole Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca hanno bruciato il 3,4%, facendo subire perdite a famiglie e imprese del Veneto per somme comprese tra i 2,9 e i 3,8 miliardi di euro. 

Federcontribuenti lamenta: “dal testo unico bancario del 1993 fino al novembre 1999, cioè da quando il Presidente Clinton abrogò la legge Glass-Steagall Act del 1933 che prevedeva la separazione tra attività bancaria tradizionale e investment banking, abbiamo assistito alla speculazione più devastante e massiccia che la storia ricordi da parte delle banche contro le economie locali. Da questa abrogazione nascono i gruppi bancari che oggi conosciamo grazie ai sistematici e ciclici scandali. Dobbiamo rimettere la diga al suo posto, proibire la fusione tra banche indebitate fino all’osso, tornare Glass Steagall e pretendere la restituzione attraverso la responsabilità civile dei consigli di amministratori”.

Il nostro ordinamento giuridico prevede che qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno. Ma agli amministratori dei gruppi bancari la responsabilità civile non è applicabile. Inoltre, in Italia non è possibile ricorrere alla class action, l’azione collettiva “all’americana” prevista dall’art. 140 bis del Codice del Consumo. In sostanza, ai cittadini contro le banche non è garantito il diritto alla tutela né alla difesa.

In tutti questi anni, la politica, di ogni colore, ha lavorato per salvare banche che hanno deviato miliardi di euro, probabilmente in maggior parte fuori dai confini italiani. Tutte le crisi sono state “risolte” tramite fusioni tra i vari istituti, con grande sacrifici a carico dei risparmiatori o dei contribuenti. Oltre il danno la beffa, dunque: per ogni cattivo investimento qualcuno perde denaro, ma qualcun’altro lo vince e, in pratica, nessuno è mai responsabile per il danno prodotto.

Questa situazione che, come detto, si protrae da oltre 35 anni e 18 grandi scandali, sarebbe degna di un’indagine approfondita: perché nessun magistrato, nessuna trasmissione televisiva ha mai interpellato, ad esempio, il Gran Maestro del Goi della Repubblica del Titano (San Marino), che pure nel novembre 2007 affermò “sono venuti qua per nascondere i loro soldi”? In passato si parlò anche dei rapporti di Licio Gelli con la massoneria di San Marino, eppure nessuna indagine si conosce in tal senso. 

Dietro i maggiori scandali bancari,  oltre la truffa ai danni di risparmiatori e piccole e medie imprese, sembrerebbe esserci un vero e proprio canale protetto di evasione fiscale. Certo, è molto più facile inseguire lo scontrino “evaso” dal piccolo commerciante strozzato dalle tasse o mandare cartelle esattoriali indebite ad artigiani e micro aziende che lottano per sopravvivere in un sistema che rema contro… 

L’impatto di tutte queste crisi bancarie sull’economia è, come detto, pesantissimo; e non dobbiamo dimenticare le tragedie umane che hanno travolto migliaia di famiglie e che, spesso, purtroppo, si sono concluse con suicidi di chi non ha retto al danno, alla vergogna, al tracollo.

L’Italia sta pagando un prezzo troppo alto, confidiamo che le cause derivanti dai ricorsi degli ex azionisti e gli spiragli di risarcimento che si sono aperti negli ultimi tempi contribuiscano a fare chiarezza e soprattutto giustizia su questa pagina di cronaca nazionale oscura, tragica e dagli effetti devastanti.

Alessandra Baldassari