Camera dei Deputati - 1° Simposio Nazionale su "La giustizia alternativa"

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 
L'evento fa da sfondo alla presentazione del progetto di costituzione della prima commissione bilaterale USA-Italia, promossa dall'Osservatorio sull'uso dei sistemi ADR, per lo studio e la promozione degli Strumenti di Giustizia Alternativa nel Mondo.
L'evento è stato organizzato da Osservatorio sull'Uso dei Sistemi di Giustizia Alternativa ADR.
Sono intervenuti:  Giovanni Spinapolice (avvocato), Mirca Zavatta (commercialista, responsabile organismo mediazione), alberto vladimiro Capasso (notaio, Presidnte di ADR NOTARIATO), Gianmario Battaglia (socio fondatore, vice Presidente esecutivo dell'Osservatorio sull'uso dei sistemi ADR), Ivan Giordano (tesoriere del Dipartimento di Mediazione Tributaria dell'Osservatorio sull'uso dei sistemi ADR), Enrico Sirotti Gaudenzi (avvocato, mediatore, formatore), Luigi Viola (avvocato e direttore della rivista "La Nuova procedura Civile"), Massimo Romolotti (avvocato), Giovanni Portoghese (avvocato), Mario Tocci (avoocato e Socio sostenitore dell'Osservatorio sull'uso dei sistemi ADR), Ilaria Patta (mediatrice e formatrice), Massimiliano Ferrari (dottore commercialista, mediatore e formatore), Mauro de cristofaro (project manager Office Rai Way), Gerardo Iorlano (membro del board e Coordinatore del Dipartimento di Mediazione), Giovanni Ricci (notaio), Aisha Lazzerini (membro della Commissione Affari Giuridici della COREIS Comunità religiosa Islamica Italiana), Mariano Bizzarri (membro del Consiglio Scientifico dell'Associazione Internazionale Karol Wojtyla), Ivan Giordano (membro del board dell'Osservatorio sull'uso dei sistemi ADR con la carica di tesoriere), Maurizio Bucarelli (giornalista), Flavio Arzarello (vice Coordinatore dei Dipartimenti dell'Osservatorio sull'uso dei sistemi ADR), Francesca Tempesta (vice presidente e coordinatrice dei Dipartimenti dell'Osservatorio sull'uso dei sistemi ADR), David Meghnagi (professore di Scienza della Formazione presso l'Università Roma Tre), Alberto De Santis (vice-presidente dell'Osservatorio sull'uso dei sistemi ADR con delega al settore sanitario), Monica Mazzenga (avvocato), Domenico D'ulisse (segretario del Collegio Geometri Lecco/Commissione CTU), Vincenzo D'Anna (senatore e Presidente di Federlab Italia), Maria Agnino (avvocato), Piero Sandulli (presidente emerito dell'Osservatorio sull'uso dei sistemi ADR), Rino Capone (giornalista), Michele Bravi (musicista e cantautore), Giuseppe Calabrese (responsabile del Dipartimento Ricerca, Sviluppo e Formazione dell'Osservatorio Uso dei Sistemi ADR), Andrea Sabatini (responsabile commerciale di Indra Italia per il mercato del Tax Office ed HealthCare), Isabella Panizza (Head of Global Digital Communications at Enel Spa), Claudio Latorre (global Head of Business Development and Performance at Ericsson), Renato Fontana (coordinatore Giovani di Federmanager Roma), Giuseppe Incarnato (amministratore Delegato di I.G.I.INVESTIMENTI GROUP), Flavio Russo (vicepresidente dell'Osservatorio sull'uso dei sistemi ADR), Guido Alpa (presidente della Commissione per l'armonizzazione dei sistemi ADR), Edmondo Cirielli (deputato, membro dell'ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati, Fratelli d'Italia - Centrodestra Nazionale), Michael Benton (primo segretario e addetto economico dell'Ambasciata americana), Tommaso Marvasi (presidente dell'Osservatorio sull'uso dei sistemi ADR), Costanza Erman, Lucio Ghia (membro del Board dell'Osservatorio sull'uso dei sistemi ADR).
Sono stati discussi i seguenti argomenti:  Banche, Bruni, Civile, Economia, Finanza, Fisco, Formazione, Giustizia, Informazione, Monte Dei Paschi, Quinto, Religione, Sviluppo, Tasse, Tecnologia, Televisione.

ROMA
Via del Corso 433/D - 00186 Roma IT
+39 06 68.30.0018  +39 06 68.21.6386
www.studiospinapolice.it - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

ROME - LONDON - DUBAI - SHENZEN


“LA MEDIAZIONE NEL CONTENZIOSO BANCARIO E FINANZIARIO”

Intervento: Avv. Giovanni Spinapolice - Managing Partner della Law Firm Spinapolice & Partners

Immaginate di entrare in una stanza, guardando oltre il tavolo centrale, ai due lati opposti della parete ci sono due porte. Dopo aver conosciuto la controparte e il moderatore potete scegliere se imboccare l’una o l’altra porta.

Una delle due potete attraversarla solo se avrete conciliato la lite, l’altra se avrete scelto di procedere con un giudizio dinanzi al Tribunale.

Quindi, la prima Porta vi conduce direttamente al Paradiso, dove i vostri problemi, appena iniziati si sono già risolti, avendo trovato una soluzione che vi sta bene.

La seconda, invece, vi porta dritti, dritti all’inferno, un percorso lungo, quello giudiziario, pieno di insidie, ansie e dal risultato incerto.

Se chiedessi a chiunque di voi quale porta sceglierebbe, scommetto che tutti mi risponderebbero “la Porta verso il Paradiso” e invece non è così, su un campione di 2.700 vertenze, portate in quella stanza della Mediazione, solo 20 hanno imboccato la Porta verso il Paradiso. Tutti matti? Non è così.

Vediamo allora di scoprire perché!

Inizieremo con l’analisi delle statistiche che emergono dal lavoro dell’Organismo di Mediazione al quale ci rivolgiamo per la nostra attività di Studio Legale che si occupa di contenzioso bancario e finanziario.

Se da un lato si potrebbe obiettare che le statistiche prese da un solo Organismo, benché specializzato, possono peccare di parzialità, d’altro canto credo che l’esame di un fenomeno delimitato ma che conosco direttamente, facilita l’analisi dei dati e mi consente di astrarre i concetti per renderli oggettivi.

I dati che ho raccolto, li possiamo pure definire “Statistiche dalla Trincea”.

LE “STATISTICHE DALLA TRINCEA”

Con una finestra di osservazione che va da maggio 2014 a dicembre 2016, come dicevo, si sono svolte, presso la struttura da noi presa a riferimento, circa 2.700 mediazioni.

Di queste numerose azioni, solo 80 posizioni sono entrate in mediazione e la maggior parte dal 2015 in poi.

Ma tra queste 80 posizioni l’accordo si è raggiunto solo su 20 vertenze.

Il dato sembra scoraggiante, anzi, lo è, ma vi è spazio, come vedremo, per comprenderlo meglio, migliorarlo e rendere il meccanismo virtuoso.

TRE le DOMANDE CHIAVE per comprendere il fenomeno.

La prima è PERCHE’ ANCORA NON DECOLLA?

La seconda è COME RENDERE LA MEDIZIONE UN’OPPORTUNITA’?

La terza è COSA FARE PER MIGLIORARE LA NORMA E QUINDI IL PROCEDIMENTO?

Prima di procedere è necessario anticipare quanto affronterò meglio più avanti precisando, per chi non lo sapesse, che la mediazione si svolge attraverso un incontro preliminare tra le parti e il mediatore che possiamo definire il moderatore.

Dopo che le parti si sono “annusate” ed espresso le reciproche posizioni rispetto alla lite, decidono se proseguire nella mediazione per tentare il componimento bonario della pendenza, ovvero preferiscono optare per la chiusura della fase di mediazione non sussistendo i presupposti per dirimere la controversia.

Perciò, dicevamo, iniziamo a rispondere alla domanda:

PERCHE’ ANCORA NON DECOLLA?

  • Primo elemento che emerge dal freddo dato è che il neonato istituto è in evoluzione in termini di accesso e di definizioni e questo è dovuto all’elemento psicologico e culturale della diffidenza per la scarsa conoscenza dello strumento. Freno che è destinato a diminuire fino a scomparire nel tempo, man mano che se ne conoscono le dinamiche. Perciò questo ostacolo è FISIOLOGICO e quindi deve preoccupare poco.
  • Secondo elemento di riflessione è dovuto al fatto che solo l’1% del totale delle posizioni (2.700) va a buon fine.

Inoltre, se consideriamo il numero più alto, cioè quello relativo a “chi ci prova” (80 su 2.700), la percentuale sale di poco, solo il 3 % tenta la mediazione e forse, nella maggior parte dei casi, dirime la vertenza fuori dalle stanze dell’Organismo e prima del giudizio. Quest’ultimo è un dato da non trascurare, perciò riflettiamo!

Perché in molti preferiscono definire la pendenza fuori dalla mediazione?

Forse il mediatore è antipatico? Certo che no… anche se a volte… scherzo, ovviamente.

Dicevamo, il 2% delle mediazioni, si tiene ma finisce “ufficialmente” con un nulla di fatto, tecnicamente con un laconico “le parti non hanno raggiunto l’accordo”, e la palla viene rimessa al Tribunale.

Nelle more, in quel 2% troviamo chi ha preferito dirimere la controversia senza approdare in Tribunale e l’esperienza mi dice che possiamo ridurre alla metà e cioè, ci saranno altri 20/30 litiganti che faranno pace.

Ma molto di questo 2%, come si diceva, si risolve con un componimento bonario fuori della sede del mediatore e del Tribunale.

Non conosceremo mai il dato preciso sul volume di chi chiude stragiudizialmente e fuori dalla mediazione, salvo una verifica al negativo su quanti hanno promosso il contenzioso dopo la fase di mediazione. Ma in questa sede semmai ci interessa solo l’aspetto motivazionale e quindi andiamo oltre.

  • Perché sono ancora risibili le vertenze che vengono definite grazie alla mediazione?Dobbiamo perciò chiederci ancora:
  • Cosa succede in quella sede?
  • Quali sono i meccanismi che dirigono le scelte e le azioni delle parti?
  • Come ovviare all’insuccesso, come rendere la fase di mediazione un vero e proprio meccanismo defaticante per l’apparato Giustizia?

Queste le ulteriori domande a cui cercherò di dare una risposta per quanto personale, ma sicuramente sono temi propri dell’Osservatorio sui sistemi ADR e vanno messi sul tavolo per affrontarli e risolverli.  

 

COME RENDERE LA MEDIZIONE UN’OPPORTUNITA’?

LE PARTI IN CAUSA E LE RISPETTIVE MOTIVAZIONI PER COMPORRE LA LITE

Esaminiamo l’aspetto culturale, psicologico e costruiamo le strategie.

COME VIENE VISTA LA MEDIAZIONE?

Dobbiamo dircelo senza girarci intorno, tra gli avvocati la fase di mediazione è solitamente vista più come una perdita di tempo, un altro filtro inserito dal legislatore per alleggerire il carico del processo ordinario, una sorta di ennesima scorciatoia che nasconde l’incapacità malcelata dello Stato di aumentare l’organico dell’apparato Giustizia con nuove risorse.

COME DOVREBBE ESSERE VISTA?

Come un’opportunità per ottenere Giustizia in tempi brevi.

Come trasformare gli elementi di criticità in leve per il successo della mediazione?

INCOMINCIAMO ANALIZZANDO I CONTRAPPOSTI INTERESSI DELLE PARTI

Inquadriamo le motivazioni che spingono le Banche, convenute davanti al mediatore da attori che avanzano pretese risarcitorie per svariati motivi, dall’usura all’anatocismo, a derivati e obbligazioni truffa, e così via.

Anomalie e vizi contrattuali o extracontrattuali, dove qualcuno ritiene, correntista o investitore, che la Banca abbia agito con malafede in danno.

La lunghezza del processo può essere alleata di una parte rispetto all’altra, cosicché per la parte che sa di essere soccombente, di aver torto, sarà sconveniente mediare, meglio attendere la lungaggine del processo ordinario e magari sperare in un ribaltamento del risultato o in un componimento al miglior prezzo possibile, da proporre alla controparte, quando la parte soccombente avrà anche ben chiaro quanto rischia in concreto.

Poi, se questi, come nel nostro caso, è una Società o una Banca, la scelta potrebbe essere di NON MEDIARE così guadagna tempo e la decisione:

  • comporre la lite in corso di causa, o peggio,
  • subire una sentenza di condanna,

magari, può pensare l’amministratore di turno, se la ritroverebbe tra le mani l’amministratore delegato subentrante, quindi, per chi l’ha preceduto, potrebbe essere una sorta di “scarica barile” conveniente.

Tornando alle STATISTICHE DI TRINCEA, inizialmente le Banche avevano un ATTEGGIAMENTO DI CHIUSURA.

  • il numero delle assenze - comunicate e non - superava quello delle presenze;
  • la principale preoccupazione era quella di non creare un "precedente";
  • tendevano a chiudere subito l'incontro filtro, evidenziando la correttezza del loro operato.

IN SEGUITO (NEL CORSO DEL 2015):

  • hanno mostrato una maggiore apertura e sono aumentate le adesioni all'incontro filtro;
  • hanno cambiato atteggiamento: pur precisando di non aver riscontrato alcuna criticità, hanno iniziato a ribaltare la situazione, chiedendo alla parte istante una proposta da poter esaminare (i verbali con riserva di cui vi parlerò tra poco sono aumentati).

Le banche, quindi, dipendono dal management di turno, da un intreccio di competenze tra uffici, responsabili, legali interni ed esterni, che ne determinano l’orientamento, che finisce per produrre un comportamento di apertura o chiusura verso la mediazione.

Se a questo si aggiunge che il potere economico della Banca gli permette di resistere o intraprendere giudizi senza un reale peso, né emotivo, né economico, rispetto a quanto invece graverebbe per il privato/controparte, è chiaro che la bilancia della decisione bancaria pende naturalmente verso il rifiuto di una chiusura bonaria e quindi immediata.

Di contro, però, ed è questa un’ottima leva da utilizzare per il buon fine della trattativa, chiudere subito la vertenza limiterebbe sin dall’inizio gli effetti del contenzioso pendente e metterebbe a tacere subito la controparte, con effetti positivi sull’eco e sull’immagine dell’Istituto stesso.

Già, “METTERE A TACERE” ED EVITARE “L’EFFETTO DOMINO” dovuto alla inevitabile valanga dei giudizi che colpirebbe l’Istituto colpevole.

Elementi di valutazione a favore della mediazione per gli Istituti sono direttamente collegati all’eco che una vicenda può avere sui media.

Perciò, ripeto, le LEVE CHE POSSONO PREDISPORRE LA BANCA ALLA CONCILIAZIONE SONO ESSENZIALMENTE DUE:

“METTERE A TACERE” ED EVITARE “L’EFFETTO DOMINO”.

Solitamente, si agisce contro un Istituto perché l’Istituto stesso ha tenuto nel tempo politiche, diciamo così, “disinvolte”, che si traducono in contratti viziati, o rapporti anomali, che hanno permesso all’Istituto stesso di ottenere illeciti profitti su vasta scala.

Quindi la massa di clienti/investitori da gestire può diventare importante e il rischio deve essere ponderato.

CHE FARE? Di fronte ad una causa dove la pretesa del singolo è fondata, cosa è meglio fare, chiudere subito in sede di mediazione o lasciare che la disputa si allunghi nel tempo e magari sfoghi i tre gradi di giudizio?

Decisione difficile e cerchiamo di vederla dal punto di vista contrapposto delle parti in disputa.

SE io Istituto CHIUDO in mediazione HO DIMOSTRATO DEBOLEZZA, lasciando intendere ad altri soggetti che hanno la medesima posizione del vittorioso che POSSONO BUSSARE E GLI SARÀ DATO.

SE INVECE ESTENDO ALL’INFINITO IL CONTENZIOSO, DIMOSTRO che sono convinto del MIO BUON DIRITTO IN MODO DA SCORAGGIARE il mercato.

Ma in quest’ultimo caso potrei avere UNA SENTENZA SFAVOREVOLE E CREARE UN PRECEDENTEGIURISPRUDENZIALE e così facendo innescherei io stesso l’effetto domino, ma questa volta fornendo a chi mi attaccherà un’arma, una sentenza/presupposto di sconfitta, anche se ciò avverrà tra diversi anni.

Dobbiamo aver ben chiara la politica aziendale dell’avversario e dobbiamo fare in modo di far leva sugli effetti positivi di una chiusura immediata del contenzioso.

Così come, vista DAL PUNTO DI VISTA DEL CORRENTISTA/INVESTITORE, la situazione si ribalta.

IL TEMPO È UN FATTORE DETERRENTE.

La scelta può cadere su una GIUSTIZIA veloce, magari anche rinunciando a parte della pretesa, ma L’ELEMENTO TEMPO E L’ELEMENTO COSTO sono entrambi pregiudiziali all’intrapresa del giudizio, e ciò farebbe preferire la mediazione.

Infatti, UNA VERTENZA LUNGA AFFATICA, DEMOTIVA, TOGLIE OGNI DESIDERIO DI RIVALSA, LEVA LA SPERANZA DI RIUSCIRE AD OTTENERE RISTORO DEL TORTO AVUTO, O RITENUTO TALE.

I motivi che spingono la parte privata ad intraprendere una battaglia e quindi a trasformarsi in ATTORI nella mediazione e poi nel giudizio possono essere DUE.

  • Il primo è un motivo che definirei “sano” e per me l’unico. Ho scoperto che l’Istituto ha approfittato della sua posizione dominante per lucrare su di me ed ora voglio giustizia.
  • Il secondo, meno nobile e nei casi che sfociano nella mera temerarietà per infondatezza della pretesa, è assolutamente censurabile, ma lo cito perché comunque battuto nella prassi, risiede nel pensiero: “non ce la faccio a pagare il mio debito e l’Istituto minaccia di attaccarmi, bene, lo anticipo e lo attacco io stesso”.

Nell’uno o nell’altro caso potete immaginare voi stessi come l’elemento TEMPO sia determinante per la scelta.

Riassumendo, possiamo affermare che le banche hanno indirizzi di politica aziendale da rispettare, i privati no, hanno semplicemente l’obiettivo da raggiungere, al minor costo possibile, in termini psicologici ed economici.

Cosicché, azzerare la convenienza a resistere o ad agire è la strada.

Quali i metodi e le strategie?

Abbiamo appena toccato l’argomento sui contrapposti interessi delle parti e possiamo dire che:

DUE SONO GLI ELEMENTI PER RENDERE L’INGRESSO ALLA MEDIAZIONE UN’OPPORTUNITÀ,

1. AZZERARE L’INTERESSE A PROSEGUIRE IN SEDE CONTENZIOSA ALLA CONTROPARTE;

2. LA CORRETTA PREPARAZIONE DELL’INCONTRO.

Brevemente vi parlerò ora di COME SI PREPARA IL CONTENZIOSO, LA POLITICA AZIENDALE, QUALI SONO GLI ELEMENTI CHE RILEVANO PER L’ISTITUTO AI FINI DELLA DECISIONE DEL BONARIO COMPONIMENTO.

Come abbiamo già detto, la valutazione sul da farsi per una delle parti o per l’altra non può non fare i conti con

  • L’ALEA DEL GIUDIZIO,
  • I TEMPI LUNGHI DELLA GIUSTIZIA,
  • LA PUBBLICITÀ DELL’EVENTO.

COSA FARE PER MIGLIORARE IL PROCEDIMENTO MEDIANTE LA MODIFICA DELLA NORMATIVA ATTUALE?

IL CAMPO DI GIOCO E’ “L’ORGANO DI MEDIAZIONE”

LA PECULIARITÀ DELLA MEDIAZIONE STA NEL FATTO CHE SE SI RAGGIUNGE UN ACCORDO NESSUNO RESTA SCONTENTO.

Difatti, sono le parti stesse che stabiliscono i contenuti dell’accordo, e pertanto NON RISCHIANO UNA DECISIONE NON GRADITA, come può avvenire nel caso di ricorso al Giudice o all’Arbitro.

Inoltre, LA MEDIAZIONE È UN PROCEDIMENTO TUTELATO DALLA MASSIMA RISERVATEZZA.

Perciò, tutto quanto emerge nel corso della procedura è strettamente riservato e confidenziale, come prevede la legge stessa. Sia le parti, sia il mediatore sono tenuti a non rivelare alcuna informazione ottenuta nel corso della procedura.

Allo stesso modo, il mediatore non potrà svelare a una parte le informazioni ottenute confidenzialmente dall’altra durante gli incontri separati, a meno che non sia stato appositamente autorizzato.

La mediazione, è disciplinata dal Decreto Legislativo n. 28 del 4.3.2010

Di norma la mediazione si apre con la sessione iniziale congiunta.

Nel giorno, ora e luogo stabiliti, il mediatore incontra tutte le parti.

In quest’occasione, il mediatore dapprima illustra a tutti i partecipanti il proprio ruolo e le regole procedurali; successivamente, ciascuna parte avrà la possibilità di esporre il caso alla presenza della controparte e del mediatore.

Nel corso del primo incontro il mediatore valuta con le parti la possibilità di avviare la mediazione; in caso positivo si prosegue, altrimenti il mediatore redige il verbale di mancato accordo. Se il procedimento prosegue, il mediatore può avviare con ciascuna delle parti colloqui riservati (sessioni separate), eventualmente alternati da sessioni congiunte. Le informazioni fornite al mediatore durante gli incontri separati sono assolutamente riservate e non possono essere rivelate alla controparte, salvo espressa autorizzazione.

La capacità del mediatore sarà quella di far emergere i veri interessi delle parti.

Il compito di consulenti e avvocati che potranno assistere le parti sarà quello di aiutare le stesse nel valutare la congruità dell’accordo di mediazione, e nel redigere il verbale di accordo.

Qualora una delle parti non si presenti all’incontro di mediazione senza giustificato motivo, il mediatore redige apposito verbale che sancisce la chiusura della procedura.

Se le parti raggiungono un accordo, il mediatore redige il verbale al quale è allegato il testo dell’accordo redatto dalle parti, eventualmente con l’aiuto dei loro legali.

Il verbale è depositato presso l’Organismo ed è sottoscritto dalle parti e dal mediatore.

Cosa molto importante per decretare la fine di una lite è che L'ACCORDO sottoscritto dalle parti e dagli avvocati COSTITUISCE TITOLO ESECUTIVO.

Se invece, anche in incontri successivi al primo, si verifica l’impossibilità di trovare un accordo tra le parti, il mediatore redige verbale ove attesta il fallimento del tentativo di conciliazione.

Su richiesta di entrambe le parti il mediatore può redigere una proposta scritta di composizione della lite.

LE STRATEGIE TRASFORMARE GLI ELEMENTI DI CRITICITA’ IN NOSTRI ALLEATI

Ho una lunga esperienza in merito, avendo intrapreso diversi contenziosi contro gli Istituti scaturenti da prodotti “truffa”, da interessi anatocistici e usurai, da anomalie contrattuali, da operazioni in danno, e così via.

Orbene, per raggiungere l’obiettivo di ottenere subito un risultato con la mediazione, ove la legge lasciasse inalterato il procedimento di mediazione, come già detto, dobbiamo trasformare i punti a svantaggio in opportunità.

Per far questo teniamo sempre a mente le rispettive posizioni e interessi delle parti, e tutti quegli elementi che influiscono sulla decisione di mediare o meno.

SI DEVE PERCIÒ FAR LEVA SUI PUNTI DEBOLI DELL’AVVERSARIO INIZIANDO COL DARE LA CONSAPEVOLEZZA ALL’ISTITUTO CHE ANDRÀ INCONTRO AD UNA SICURA SCONFITTA.

COME?

I primi elementi da ridimensionare sono:

  1. l’incertezza del diritto tipica del nostro ordinamento,
  2. l’effetto che si riverberebbe più negativamente come una “mannaia”, vedi effetto domino di cui abbiamo parlato prima, da parte dell’Istituto sarebbe lasciare che si formi un giudicato sulle ragioni dell’attore.

STRATEGIE DI SUCCESSO:

  1. esibire una consulenza che rafforza le probabilità di vittoria dell’istante. La consulenza riduce l’incertezza o alea.
  2. La segretezza in caso di chiusura riduce il timore di effetto domino.
  3. Il verbale con riserva, riduce la riluttanza a passare alla fase viva della mediazione per i costi.
  4. Saldo e stralcio, per rendere conveniente la chiusura veloce.

Perciò, a bocce ferme con la legge sull’istituto della mediazione, possiamo agire su due fronti:

1. UNA BUONA PERIZIA, BEN CIRCOSTANZIATA E SUPPORTATA DA DOCUMENTAZIONE A COMPROVA, HA IL VALORE DI LEVA PER LA CONCILIAZIONE;

2. IL PATTO DI RISERVATEZZA IN CASO DI CONCLUSIONE DELL’ACCORDO è un buon metodo per tranquillizzare controparte.

Perizia di parte istante.

Difatti, non di rado le Banche chiedono di visionare le perizie, spesso non depositate con l'istanza.

Parte istante:

  • il più delle volte è disponibile;
  • non di rado, lo propone in prima persona (al fine di rendere più agevole lo studio della posizione) e chiede di redigere il verbale con riserva.

Altro buon uso dello strumento “mediazione” consiste nel ben motivare le Istanze, cosa che nella prassi avviene di rado.

Spesso le ISTANZE SONO TROPPO GENERICHE; questo, ha dato modo alla Banca di non aderire nemmeno all'incontro filtro.

I CORRETTIVI ALL’IMPIANTO DI LEGGE SULLA MEDIAZIONE

  1. La figura del madiatore cos’ com’è è troppo debole nella trattativa.
  2. Superare l’attuale segretezza del procedimento mediativo rispetto al processo è un deterrente per indurre a più miti consigli l’avversario. Cioè si dovrebbe poter mantenere la segretezza solo in caso di accordo, liberando quindi dalla riservatezza ogni avvenimento nella “stanza” della mediazione, opportunamente verbalizzato ed utilizzabile nel processo.
  3. Verbale con riserva: in tal caso, invece di fissare una data di rinvio dell'incontro programmatico, il mediatore fissa - d'accordo con le parti - una data di scadenza entro la quale se le parti restano quiescenti il mediatore potrà emettere un verbale negativo, se invece entro lo stesso termine chiederanno per iscritto di entrare in mediazione, si riaprirà il procedimento ad una data già fissata entro la quale si dovranno versare i diritti di mediazione e si potrà procedere con le trattative.

 

Questo tipo di verbale ha avuto diversi riflessi positivi nella pratica (una volta conosciuto):

  • ha evitato immediate richieste di rinvio dell'incontro filtro (soprattutto quando non erano ancora terminate le istruttorie interne);
  • ha dato modo alle parti di confrontarsi senza avere, nell'immediato, il "peso" delle indennità;
  • ha costretto le parti a cercare una eventuale soluzione nella tempistica concessa, evitando rinvii pretestuosi o "inutili".

Giusto per dare un riferimento, delle 80 posizioni entrate in mediazione, la metà di queste hanno utilizzato il verbale con riserva.