Così Sardella dipingeva i suoi cieli

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Arriva il libro di Renata Ronchi e Carla Tarquini sulle opere del decoratore.

 di Valentina Muzii da "La Città" Quotidiano della Provincia di teramo

TERAMO - I cieli dipinti di Vincenzo Sardella è il titolo del nuovo volume scritto a quattro mani da Carla Tarquini e Renata Ronchi (Giservice).

L’opera, che sarà presentata martedì alle 18 nella sala Consiliare di Torricella Sicura, è anzitutto il risultato della grande amicizia che lega le due autrici, accomunate da un’intera vita dedicata all’insegnamento, da una spiccata passione verso le tematiche artistiche, da un profondo legame con la loro città e il loro territorio e dalla piena consapevolezza che la pensione abbia costituito un motivo in più per dedicarsi a tempo pieno a un’attività di ricerca artistica e archivistica, mirata alla conoscenza, riscoperta e valorizzazione del patrimonio storico artistico locale. Il volume non è il primo frutto del lavoro delle due autrici teramane: entrambe, infatti, seppure per strade differenti e autonomamente, hanno pubblicato negli anni articoli, opuscoli e libri dedicati alla divulgazione di temi artistici teramani, mai studiati appieno quando non completamente ignorati. 

La Tarquini ha intrapreso, tra gli altri temi storici, la strada della ricerca di notizie riguardanti alcune chiese cittadine, ripercorrendo il profilo storico, affiancato da quello artistico del patrimonio che vi è conservato (Un miracolo di chiesa, La chiesa della SS. Annunziata, un esempio di arte barocca a Teramo, La chiesa dei Cappuccini di Teramo,

La chiesa di S. Antonio, già S. Francesco, attraverso ottocento anni di storia). La Ronchi, di contro, ha approfondito, attraverso lo studio di fonti d’archivio e giornalistiche, i profili biografici e tecnici di artisti teramani poco noti, o dei quali, comunque, non esisteva alcuna monografia né una ricognizione generale delle opere realizzate (si vedano i volumi sugli scultori Luigi Cavacchioli e Pasquale Morganti, mentre è in preparazione un volume su Vincenzo Rosati).

Galeotte sono state proprio alcune chiese teramane, che mostrano ancora oggi le volte impreziosite dal dimenticato decoratore teramano Vincenzo Sardella (1870 – 1940), oggetto di studio della Tarquini, per quanto concerne gli edifici, in abbinamento ad un nome già noto e oggetto di attenzioni da parte della Ronchi. Le due decidono quindi di unire le forze, confrontarsi e collaborare ad una ricerca più ampia e variegata sull’artista, anche in virtù del fatto che il materiale da studio si è presto rivelato assai cospicuo.

Il volume, che si apre con un’introduzione a cura della storica dell’arte Luisa Franchi Dell’Orto, è corredato da un notevole e nutrito apparato fotografico a cura di Vincenzo Ammazzalorso, con immagini in quadricromia delle numerose volte e soffitti decorati dal Sardella tra fine Ottocento e inizi Novecento (con particolare cura nella documentazione fotografica dei dettagli salienti, oltre che della decorazione d’insieme).

Il libro ripercorre, attraverso la penna della Tarquini, la biografia e la formazione del decoratore, passando poi alla ricognizione dei suoi lavori, eseguiti su volte di edifici sacri, oppure su numerosissimi soffitti di eleganti residenze private, disseminate nel teramano: è il caso di Palazzo De Albentiis, Casa Vincenti già Palombieri, Palazzo Franchi già Thaulero, Palazzo Spinelli-Lauria, Palazzo Pistocchi, Palazzo De Nicolais-Ranalli già Castelli, Villa Roscioli-Palma, Villa Lucidi- Pressanti, Palazzo Mariani, Villa Blandina, Villa Palma già De Albentiis (Teramo); Casa Franchi e Casa Ronchi (Civitella del Tronto); Villa Capuani (Torricella Sicura); Villa Tattoni (Bellante Paese).

Il volume si chiude con il regesto documentario, per mano della Ronchi, di tutte le fonti giornalistiche dell’epoca che hanno in qualche modo citato il Sardella e i suoi lavori, ricerca preziosa per la ricostruzione dell’attività professionale dell’artigiano e corretto inquadramento cronologico.

Le decorazioni di Vincenzo Sardella sono finalmente riunite oggi per la prima volta in un unico catalogo, e la loro ricognizione generale è stata possibile soprattutto grazie al passaparola, a informazioni tramandate oralmente nelle famiglie e allo spoglio di fonti giornalistiche dell’epoca, causa mancanza di adeguato materiale informativo in merito, o studio critico e stilistico.

Le decorazioni parietali di Sardella, eseguite con la tecnica della tempera, in ambito residenziale influenzate anche dagli esotismi e dalle correnti stilistiche liberty di quegli anni, si caratterizzano per toni pastello e per motivi geometrici e floreali (greche, festoni, grottesche, ovuli), vedute paesaggistiche e soggetti di repertorio atti a suggerire la destinazione d’uso delle stanze (strumenti musicali, bambini, puttini, utensili da toeletta, eccetera); frequenti i nastri e i drappi tessuti. 

Non mancano esempi di pittura illusionistica, ossia effetti trompe l’oeil, attraverso i quali l’artigiano simula stucchi, decorazioni a rilievo, soffitti cassettonati, ma anche vere e proprie illusioni prospettiche con la tecnica del “sotto in su”, restituendoci una maggiore profondità dei soffitti fino a giungere allo sfondamento delle volte, che terminano in un cielo sereno o costellato di candide nuvolette.

I soggetti appaiono assolutamente più sobri e dai contenuti religiosi nelle decorazioni che arricchiscono le volte delle navate delle chiese (S. Antonio, SS. Annunziata a Teramo, S. Salvatore a Frondarola).


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