NEL PAESE DEI MOSTRI SELVAGGI ADELPHI RIPROPONE IL CAPOLAVORO DI SENDAK

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Dallo scorso gennaio, grazie ad Adelphi, è di nuovo disponibile in libreria il classico di Maurice Sendak, nella nuova traduzione di Lisa Topi.

In Italia l'opera era uscita nel 1981 nell'edizione Emme e nel 1999 per Babalibri, in entrambi i casi con la traduzione di Antonio Porta.

Trattandosi di albo illustrato, saremmo portati a incasellare il testo nella categoria di Letteratura per l'infanzia, ma Nel paese dei mostri selvaggi è un inno all'immaginazione e alla libertà che parla a tutti, adulti e bambini. 

La potenza delle immagini e il sentire evocativo ci colpisce universalmente, nella nostra parte umana più preziosa. Un invito a stimolare il pensiero magico che scardina la logica quotidiana e rimodula la realtà. Non avremmo forse tutti bisogno a volte di scatenare, come Max, «il finimondo»?

Chiamiamo in causa C. S. Lewis -autore de Le cronache di Narnia-, con il suo saggio Tre modi di scrivere per l'infanzia:

Dobbiamo scrivere per i bambini con gli elementi dell’immaginazione che abbiamo in comune con loro [...] Dobbiamo rivolgerci ai bambini come a nostri pari, sfruttando quella parte della natura umana in cui siamo loro pari.

Se il racconto non è altro che la forma più idonea ad esprimere quello che l'autore ha da dire, allora i lettori interessati all'argomento vorranno leggerlo e rileggerlo a qualsiasi età. […] Sarei tentato di stabilire una regola in base alla quale una storia per bambini che piaccia solo ai bambini non sia un granché: quelle veramente affascinanti durano.

E questo avventuroso incontro con i "nostri mostri", che una volta affrontati faccia a faccia così cattivi poi non sono mai, è una storia veramente affascinante che, infatti, dura e riprende vita con la nuova traduzione di Lisa!

Confrontarsi con Porta non dovrebbe essere stato un gioco da ragazzi... ti sei sentita, concedimi l'espressione, un po' un nano sulle spalle dei giganti?

Sì. Mi sono sentita a lungo come un nano e mi ci sento ancora! È stata una decisione difficile accettare l’incarico della traduzione, sia perché si tratta di un classico, sia perché la precedente edizione italiana era fortemente connotata dalla figura di Antonio Porta. Non credo che lo stesso clamore avrebbe accompagnato l’uscita di una nuova traduzione in altre lingue. E questo ci dà la misura di quanto il poeta avesse impresso un segno personale sul testo di Sendak. La maggior parte delle discussioni che hanno avuto luogo sui social network - non mi riferisco ovviamente alla critica - ruotano intorno alle due traduzioni italiane senza prendere in considerazione l’originale. La mia impressione è che molti lettori non professionisti inconsapevolmente identificavano il testo di Nel paese dei mostri selvaggi con la versione di Porta anziché con l’autore. È l’effetto prodigioso di una traduzione riuscita, di cui non si mette qui in discussione il merito. Ma, davanti all’impresa di una nuova traduzione, ho deciso di confrontarmi solo con il testo di origine, nell’ottica di far emergere il più possibile il suo carattere. Non vorrei dare l’impressione che quanto detto sia stato deciso in maniera programmatica. Di formazione non appartengo al mondo degli albi illustrati perché ho seguito un percorso accademico in letteratura e la mia esperienza professionale, fino al 2014, si è concentrata unicamente sulla narrativa. La fase di studio è stata molto più lunga di quella di traduzione e revisione. Non si tratta, dunque, di una posizione maturata precedentemente. Lavorando in dialogo con tutta l’opera di Sendak, ho pensato che le chiavi da adottare perché questo testo fosse vibrante e affilato in italiano, tanto quanto lo è in inglese, fossero il ritmo, la sintesi, e l’ellissi, per favorire l’integrazione con le immagini e quel fine enigma di cui Sendak è maestro.


Quali sono state le difficoltà più significative? Già la questione del titolo credo porti con sé diverse problematiche. Spesso il lavoro del traduttore passa ingiustamente nell'ombra, ma l'operazione culturale che si attiva è estremamente complessa e delicata, mettendo in gioco diverse competenze...

Non ci sono stati punti più critici di altri. Come dicevo sopra, penso che la risonanza vada percepita nella strategia globale. Un testo - e tanto più un testo così denso e breve - esercita il suo potere non solo nell’equilibrio delle doppie pagine ma nell’alchimia d’insieme. Tradurre un libro illustrato richiede, oltre a competenze testuali, la capacità di decifrare il linguaggio visivo e di capire in che modo questo si integra con la scrittura senza che i due si sovrappongano. 

Per quanto riguarda il titolo, Where the wild things are ha sollevato dibattiti tra esperti di tutto il mondo, i quali concordano nel non trovare, tra le traduzioni esistenti, una soluzione ottimale - ne parlerò più a lungo nel numero della rivista Tradurre che uscirà a maggio. Grazie ad Anna Castagnoli, sono entrata in possesso degli atti del convegno internazionale su Maurice Sendak, tenutosi nel 2015 alla Bibliothèque nationale de France, che danno prova di una discussione ancora aperta e appassionante. Io trovo che, al netto delle discrepanze tra mostri e things, Nel paese dei mostri selvaggi sia un’ottima traduzione e che non ci sia motivo per non recuperare il prezioso contributo lasciato dal traduttore precedente. 

A quanto so il libro è già in ristampa - i miei figli hanno ricevuto già una copia ciascuno... Qual è a tuo avviso la sua forza?

Credo di avere risposto, in parte, attraverso le altre domande. In questo albo c’è un’interazione completa tra testo e illustrazioni, tanto che l’uno non si può leggere senza l’altro e viceversa. L’architettura della struttura e del piano sequenza è incredibilmente sofisticata. La rete di richiami iconici e semantici crea dei soprasensi che agiscono in profondità nella lettura. Tutte queste osservazioni porterebbero a credere che ci si trovi di fronte a un meccanismo oscuro e faticoso e, invece, la storia risplende per la sua folgorante chiarezza. Come ogni grande opera di letteratura, Nel paese dei mostri selvaggi si presta a multipli livelli di lettura e il suo mistero non finisce mai.