UN LIBRO SUL SEQUESTRO MORO PER QUARANT’ANNI TENUTO SEGRETO

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Il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro, di cui ricorre quest’anno il quarantennale, restano un mistero di questa Repubblica.

Intorno a questo efferato delitto di Stato, che è costata la vita per altro anche a cinque uomini della scorta, si sono addensate negli anni tante piste. Opera dei servizi deviati, cioè di organi dello Stato che in disobbedienza agli obblighi istituzionali agivano in nome di forze esterne?

Dei servizi dell’Est europeo che fornivano di armi i terroristi? Della CIA che vedeva di malocchio la concretizzazione del compromesso storico, cioè l’alleanza programmatica tra Democrazia Cristiana e Partito Comunista, alla quale lo statista pugliese stava lavorando? Oppure una vittima immolata sull’altare di quelle forze politiche che puntavano a uno stravolgimento della democrazia alimentando lo scontro tra opposti estremismi? L’ombra misteriosa del Grande Vecchio spuntato dal cappello di certa stampa d’allora?

Sta di fatto che ancora oggi certe verità sono ben nascoste, mentre molti, in questi anni hanno cercato di dare una risposta che le sveli. Antonio Ferrari aveva cercato di dare una risposta all’indomani dell’evento con un libro “Il segreto” che nessun editore finora ha voluto pubblicare, finalmente uscito ora per i tipi di Chiarelettere.

Antonio Ferrari, giornalista del Corriere della Sera, allora inviato speciale poi corrispondente da importanti capitali d’Europa, all’epoca era uno di quei giornalisti che si occupavano di terrorismo, e per questo tenuto sotto scorta, soprattutto dopo l’omicidio di Walter Tobagi, suo compagno di stanza al quotidiano di via Solferino. Era persona, pertanto, ben addentro al fenomeno, oggetto di minacce e informatissimo sui fatti. 

All’inizio del luglio del 1981 fu chiamato da Salvatore Di Paola, diventato il dirigente più alto in grado, dopo l’esautorazione, per la faccenda della P2, di Angelo Rizzoli jr e Bruno Tassan Din dal vertice della casa editrice Rizzoli, proprietaria del Corriere. Di Paola, nella volontà di mandare segnali di pulizia all’interno del marchio, chiese a Ferrari di scrivere “un saggio su questi anni devastanti”, che erano poi i cosiddetti anni di piombo e, appunto, dello scandalo P2. Ferrari accettò e gli fu fatto firmare un contratto che lo obbligava a consegnare il libro entro sei mesi. Il giornalista mantenne il suo impegno. Quello che venne fuori però non fu un saggio, bensì un romanzo intitolato “Il segreto” che, sulla base del materiale sul quale per mestiere Antonio Ferrari aveva lavorato, analizzato, indagato, raccontava il retroscena, è il caso di aggiungere internazionale, visti i soggetti implicati, del sequestro e dell’uccisione di Aldo Moro. 

Ebbene, il dattiloscritto arrivò sulla scrivania di Di Paola quindi su quelle del capo della Divisione Libri d’allora, Sergio Pautasso, ma all’autore non pervenne mai nessuna risposta, nessuna conferma di pubblicazione. Non venne neppure quando a Pautasso seguì Valerio Riva e poi Oreste Del Buono. Ciascuno di essi, interpellati dall’autore, si trincerava dietro scuse le più diverse. E il tempo passava, tanto da far assumere al silenzio sulla pubblicazione forme quasi angoscianti, anche per certe voci sibilline che arrivarono all’autore, su certi veti che sembravano essere stati lanciati addirittura da Toni Negri, allora latitante a Parigi. 

Comunque, tutta la vicenda relativa al dattiloscritto e personale, con molti altri dettagli, è ben raccontata da Ferrari in appendice al romanzo stesso che, finalmente, come abbiamo detto, ha visto oggi la luce.

Ma è davvero così scandaloso e, soprattutto pericoloso, quanto emerge dal romanzo, per altro molto avvincente come tutte le spy-stories quale, nella sostanza, esso è anche per il taglio avventuroso impresso dall’autore? Sicuramente i retroscena sui quali il romanzo di Ferrari si basa, contano. Ma ci guardiamo bene dal rivelare altro da un libro che, già dal titolo, gioca su un segreto. Anche se il lettore non si meraviglierà di scoprire quanto, all’interno dello scacchiere internazionale il nostro Paese si trovi al centro di trame che, ieri come oggi, confermano la debolezza delle nostre istituzioni, sempre divise al proprio interno e perciò manovrabili spesso in nome di inconfessabili interessi di potere, non certo al servizio di ideali. 

Antonio Ferrari, Il segreto, Chiarelettere.