Dall'idea al progetto

La gestione di un progetto è solitamente demandata a un project manager, che a volte partecipa direttamente alle attività che lo compongono, ma principalmente si focalizza nel coordinamento e nel controllo delle varie componenti e dei diversi attori coinvolti con l'obiettivo di minimizzare la probabilità di insuccesso.

La Mission del Project Manager

Al completamento del progetto di solito il prodotto o servizio realizzato vengono presi in carico da una figura operativa diversa, tipicamente il product manager o il service manager. In ingegneria gestionale ed economia aziendale, con l'espressione project management  si intende l'insieme delle attività di back office e front office aziendale, svolte tipicamente da una o più figure dedicate e specializzate dette project manager, volte all'analisi, progettazione, pianificazione e realizzazione degli obiettivi di un progetto, gestendolo in tutte le sue caratteristiche e fasi evolutive, nel rispetto di precisi vincoli (tempi, costi, risorse, scopi, qualità).

Il project management è l'applicazione di conoscenze, attitudini, strumenti e tecniche alle attività di un progetto al fine di conseguirne gli obiettivi.

La collocazione in un arco temporale finito distinguono il progetto dai processi operativi di un'azienda che sono invece permanenti o semi-permanenti e sono diretti a produrre in modo ripetitivo lo stesso prodotto o servizio. Proprio la diversa natura di queste attività richiede lo sviluppo di filosofie, attitudini e approcci diversi per la loro gestione.

Le sfide del Project Manager

La sfida principale del project management è quella di raggiungere gli obiettivi del progetto restando all'interno del perimetro costituito dai classici vincoli determinati dal contesto del committente, solitamente il costo, il tempo e le finalità.

La sfida secondaria - ma non meno ambiziosa - è quella di ottimizzare l'allocazione delle risorse e integrare gli input necessari a raggiungere gli obiettivi definiti. Queste sfide infine devono essere portate avanti risolvendo i problemi e mitigando i rischi che ciascun progetto, in misura diversa, troverà comunque lungo la sua strada.

Come nascono le buone idee

Come non morire d’invidia al pensiero che, soprattutto negli ultimi anni, le idee ”giuste” hanno reso milionarie e famose le menti che le hanno partorite? Pensiamo ai vari fenomeni: Google, Facebook, Groupon e via dicendo.
Perché, a pensarci bene, le vere buone idee sono quelle che sembrano nascere dal nulla e che con poco finiscono col realizzare vere e proprie rivoluzioni. 
E' dimostrato che ci sono schemi che continuano a ricorrere nell’elaborazione di un’idea e uno di questi è la lenta incubazione.

Le idee eccezionali non  arrivano magicamente in un momento di improvvisa ispirazione, ma possono impiegare anche tanto tempo per evolvere e per  giungere a verificarne il successo o anche, semplicemente, una qualche utilità.
Le grandi idee sono causate dalla collisione di piccole intuizioni, che formano qualcosa di più grande del loro insieme.
Tim Berners Lee, padre del Web, ad esempio, dovette lavorare a lungo al suo progetto e all’inizio non ne aveva affatto una visione completa.

 

Tutto cominciò con un progetto parallelo, ma che scartò dopo un paio di anni e solo successivamente, dopo ben 10 anni, cominciò ad avere una visione completa del Web.

Altro aspetto importante è che le idee che prendono forma hanno bisogno di collidere con altre intuizioni, magari di altre persone, per cui è necessario creare un sistema che permetta alle rispettive intuizioni di unirsi e trasformarsi in qualcosa di più grande della semplice somma delle parti.

Se il motore delle ultime grandi innovazioni è l’aumento della connettività, è perché ci ha dato l’opportunità di scambiare o prendere in prestito intuizioni di altre persone e combinarle con le nostre trasformandole in qualcosa di nuovo o, ancora, di trovare il pezzo a noi mancante.

Il Web, come i Caffè dell’Illuminismo o i Saloni letterari del Modernismo, diventa oggi luogo in cui poter scambiare e fondere idee.